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Federico Bianchi di Castelbianco Michele Capurso Magda Di Rienzo Ti racconto il mio ospedaleEsprimere e comprendere il vissuto di malattia pp. 220 - cm 21 x 15 ISBN 978-88-7487-209-1 |
| PAROLE CHIAVE: bambino, ospedale, narrazione, scuola, famiglia, malattia, gioco. | |||
| Lelemento che più di ogni altro determina la percezionedi una malattia è il vissuto che la accompagna. Per poterlo comprendere è necessario dare direttamente«voce» al bambino, accogliendo le sue modalitàespressive e ascoltandone le esperienze diospedalizzazione. Solo così è possibile capire come il bambino vive e si rappresenta la malattia, di cosa habisogno per affrontarla, quali aspetti della relazione di aiuto sono per lui i più efficaci. Nello svolgimento della ricerca, di cui questo libro riassume gli esiti, si è scelto di ascoltare direttamentei bambini, andandoli a incontrare nel luogo di cura. Le forme espressive di grande libertà il disegno, lascrittura, la poesia accompagnate dalla ricerca di amicizie, dal gioco e, soprattutto, dallascolto empaticoda parte degli adulti, hanno consentito ai bambinidi rivelare i loro sentimenti.Le risposte emotive del nucleo familiare, le modalitàdi erogazione della cura e le caratteristiche del luogo in cui si affronta il processo di guarigione, viste e narratecon gli occhi dei bambini malati, ci consentono divedere sotto una luce nuova alcune delle problematiche connesse allospedalizzazione in età pediatrica. Oltre a offrire concreti spunti formativi e nuove conoscenze per aiutare quanti operano nellambito della malattia pediatrica e della relazione di aiuto, i risultati di questa indagine hanno valenze riferibili a tutto ilmondo dellinfanzia. Emerge con chiarezza che quando il bambino ha lopportunità di esprimersi, impara ad avere meno paura del proprio mondo interiore e riesce a far fronte anche ad eventi eccezionali e ad emozioni penose. Ogni volta che interviene attivamente su decisioni che lo coinvolgono, si abitua a fare altrettanto anchenelle situazioni ordinarie, imparando limportanzadella partecipazione attiva nella società in cui vive. La capacità di far sentire la propria voce in modocostruttivo di fronte a un problema diventa così uno strumento inestimabile nel suo processo di crescita. Quando un adulto vede un bambino preoccuparsi per qualcosa, spesso sorride pensando alla banalità del problema. Ma così facendo trascura il fatto che il disagio maggiore non è dato tanto dalla serietà oggettiva della questione da risolvere, quanto piuttosto dal senso di solitudine e di impotenza che quel bambino prova in quel momento. E in realtà quel sorriso bonario, anziché aiutare, può giungere a incrementare proprio quel senso di inadeguatezza che costituisce lostacolo principale da superare. Le preoccupazioni affrontate dai più piccoli sono spesso amplificate proprio dalla incapacità degli adulti di comprendere i loro vissuti e quindi di rispondere adeguatamente ai loro bisogni di sicurezza. (dalla introduzione del libro) |
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