| SCUOLA IN OSPEDALE |
| ARMIDA CARLA CAPELLI - Pedagogista |
| da: Bambini in ospedale N.4 - Settembre 1986 |
Nel passato la maggioranza dei minori ospedalizzati era costituita di lungodegenti (l, 2, 3 anni di degenza), Pertanto si provvedeva con "scuola" (obbligo scolastico da assolvere) e sostituto totale della madre. Gradatamente la situazione si è trasformata, causa le variazioni nel tipo di malattie e di cure, e si è consolidata verso il 1970. Sicché possiamo dire che con il 1970 la maggioranza dei minori ospedalizzati è costituita di brevidegenti (degenza media: una settimana), Pertanto si provvede con "educazione" centrata sul gioco e madre (o chi per essa) residente in ospedale 24 ore su 24,
Perché centrata sul gioco?
Perché studi ed esperienze hanno dimostrato che il gioco è il mezzo migliore per prevenire e curare i disturbi psicologici che facilmente si instaurano nel minore, causa la malattia e l'ospedalizzazione.
Nel passaggio dalla scuola in ospedale a carattere "storico" (cioè scuola per i lungodegenti) al servizio educativo in ospedale attuale (per i brevidegenti) occorre tener presente il fatto che:
- esiste ancora, seppure in minoranza, una percentuale di minori lungodegenti (degenza di durata superiore ai 30 giorni).
- i minori brevidegenti chiedono di dedicarsi, altre ad attività ludiche, anche ad attività di tipo scolastico.
Pertanto la figura dell'insegnante in ospedale ha ancora un significato ed un ruolo. S'intende che si dovrà provvedere alla preparazione di un personale insegnante "specializzato" che sia in grado di svolgere un programma scolastico e, nel contempo, di animare un'attività ludica.
Quindi non si tratta tanto di creare figure professionali nuove (play- workers, animatrici di gioco, operatori sociosanitari, assistenti di comunità infantili ecc,), quanto piuttosto di formare insegnanti (di scuola materna, elementare, media) che diventino capaci di svolgere il ruolo anche di "animatori di gioco".
A questo proposito occorre tenere presente che il gioco, dopo i sei anni di età, non è uguale a quello dei minori di età inferiore ai sei anni, In età di obbligo scolastico l'attività ludica deve soddisfare bisogni di tipo motorio, cognitivo, linguistico e culturale che richiedono risposte più consistenti di quelle adeguate ai bambini più piccoli. Ricordiamo inoltre che nell'attività ludica possiamo includere tutte quelle attività, molto gradite, sostanziate di linguaggio, quali lettura, programmi audiovisivi, ecc. Quindi l'insegnante, con la sua preparazione pedagogica e culturale, può diventare esperto in animazione particolarmente se diretta ai minori in età di obbligo scolastico.
Diciamo subito che il problema potrebbe essere facilmente e rapidamente risolto a livello nazionale se, ad esempio, i Corsi biennali in atto di specializzazione per l'insegnamento agli alunni handicappati psicofisici, autorizzati dal Ministero P.I., DPR 31/10/1975 n. 970, con ampliamento dei propri programmi e con il tirocinio fatto in ospedale dagli allievi, provvedessero alla preparazione di insegnanti-animatori ospedalieri.
Che una specializzazione dell'insegnante-animatore ospedaliero sia necessaria è ormai fuori dubbio, Perché?
- L'intervento sia scolastico che educativo in ospedale si svolge in situazioni "particolari" che devono essere chiaramente conosciute e che illustrerò più avanti.
- L'attività ludica in ospedale non ha solo carattere di "svago" ma anche di "terapia". L'insegnante-animatore ospedaliero deve innanzi tutto conoscere bene Le situazioni psicologiche abnormi e disturbanti in cui, vengono a trovarsi i minori ospedalizzati ed inoltre tutta la dinamica dell'attività' ludica da effettuarsi per poter svolgere un'azione di prevenzione e di terapia per i disturbi suddetti (scarsa -possibilità di movimento, formazione di aggressività lontananza dalla famiglia, ambiente insolito, situazioni ambientali stressanti, vissuti della malattia che provocano ansie e timori ecc.), è sottinteso che non si tratta, in ospedale, di un gioco terapeutico quale può essere quello di un bambino sordo o motuleso (finalizzati ad una corretta emissione della voce e della parola e ad una corretta motricità) però sempre di un gioco terapeutico in questo caso finalizzato ad uno sviluppi più che possibile normale dell'intera personalità del minore particolarmente per quanto attiene i settori: affettività, socialità, volontà, sentimenti, comportamento, ecc,
- L'insegnante animatore in ospedale dovrebbe svolgere un'attività anche di "educazione sanitaria", Ritengo che l'ospedale sia il luogo più adatto per svolgere un'efficace educazione sanitaria, Di questa educazione oggi se ne fa poca, Vi sono alcune iniziative isolate, però bisogna guardare al futuro e lavorare perché questa educazione venga effettuata.
Dovrà essere un'educazione rivolta ai minori malati, ai genitori, ai familiari e, attraverso queste persone, a tutti quanti sul territorio ruotano attorno all'ospedale. Questa educazione teorico-pratica oltreché all'acquisizione di buone abitudini igieniche, per quanto riguarda sia l'igiene fisica che mentale, dovrà fare riferimento a quanto attiene la prevenzione e la cura delle malattie (alimentazione, pulizia, movimento, vita all'aperto, diagnosi e prescrizioni mediche, ecc.).
Ecco che l'insegnante-animatore con la sua creatività, fantasia, cultura, capacità didattica e con i mezzi di cui può disporre (linguaggio, stampa, audiovisivi, drammatizzazione, ce,) è da considerarsi la persona più adatta e qualificata a collaborare con il medico cui spetterà la responsabilità della formulazione e realizzazione di un efficace programma di educazione sanitaria. - L'insegnante animatore dovrebbe avere un'approfondita e solida conoscenza nel campo "sociologico" (contatti con i genitori e con tutto il personale che opera in ospedale), I contatti che l'insegnante-animatore ha quotidianamente con i genitori e con i familiari si sostanziano di una reciproca attività educativa.
Infatti i genitori e i familiari vanno ascoltati, consigliati, illuminati, sostenuti, Non solamente perché siano meglio compresi i problemi della scuola, del giocò dell'evoluzione della personalità del bambino, ma anche perché si realizzi il migliore adattamento, da parte dei genitori, alla vita dell'ospedale (vedi madre residente in ospedale, problemi logistici, rispetto delle norme ospedaliere, ecc.).
Reciprocamente da parte dell'insegnante-animatore vi deve essere una larga disponibilità ad accogliere l'aiuto che i genitori possono dargli (collaborazione nella creazione di un programma educativo, contributi agli esistenti programmi per l'infanzia, azione di protesta quando un programma per l'infanzia è in pericolo, aiuto emotivo e convalida del ruolo degli operatori, ecc.
SITUAZIONI PARTICOLARI relative ai minori ospedalizzati
- Se noi considerassimo il minore che entra in ospedale solamente come "corpo ammalato" allora potrebbe essere sufficiente un interessamento di carattere strettamente sanitario per ottenere la guarigione, ma se noi consideriamo questo minore come "persona" allora constatiamo che l'entrata in ospedale significa "pericolo grave" per lo sviluppo della personalità del soggetto. L'ospedale è il luogo meno adatto a favorire un normale sviluppo della personalità. Il minore ammalato è innanzi tutto un "minore" e non si deve ottenere la guarigione del corpo procurando una deformazione dello spirito.
- Da qui sorge l'importante problema della necessità di organizzare nell'ambito dell'ospedale un'assistenza educativa-scolastica tale che si avvicini il più possibile all'assistenza che si attua per il bambino sano e normale, Il minore degente come ha diritto ad un'assistenza sanitaria così ha diritto ad un'assistenza educativa-scolastica.
- Questa assistenza non deve essere "facoltativa", non deve essere lasciata all'arbitrio di un'amministrazione ospedaliera, ma deve rientrare nell'ambito dell'organizzazione di assistenza educativa-scolastica pubblica che in una comunità già esiste ed opera per i
minori normali. - Una personalità ben integrata del minore degente non è valida solamente in se stessa, ma anche in rapporto al buon esito del trattamento terapeutico-sanitario.
- L'organizzazione dell'assistenza educativa-scolastica in ambiente ospedaliero presenta caratteristiche particolari, Infatti:
- per minori "immobili" l'assistenza deve essere svolta al letto del malato, Per i "mobili" è bene poter disporre di locali adatti per riunirvi i minori allontanandoli dal letto e dalla corsia più che sia possibile (locali di soggiorno, sale-gioco, aule scolastiche, ecc,).
- occorre poter disporre di attrezzature e materiale adeguati ai particolari bisogni dei minori degenti Leggii e tavolette per gli immobili, carrelli spostabili per riporvi il materiale ludico e didattico, giocattoli, sussidi didattici, ecc,)
- dato che i vivono giorno e notte in ospedale occorre prendere in esame e risolvere nel modo migliore il problema della "istituzionalizzazione" con tutte le conseguenze negative che ne derivano.
- il rapporto educativo in ambiente ospedaliero non si crea solamente tra il minore ed il personale che svolge la specifica assistenza educativa- scolastica, ma anche tra il minore e tutto il personale che presta servizio in ospedale: medici, infermieri, personale di servizio generico, amministrativo, ecc. Pertanto i responsabili del servizio di assistenza educativa-scolastica devono stabilire rapporti anche con tutto questo personale.
- il personale di assistenza educativa-scolastica deve svolgere la sua attività quotidiana in accordo con i medici, infermieri, personale di assistenza generica, in un ambiente umano cioè che è molto diverso da quello che circonda il personale che presta servizio nella scuola e in centri di educazione comuni.
- la collaborazione del personale di assistenza educativa-scolastica con i genitori ed i familiari dei minori degenti deve essere quotidiana sistematica cordiale e deve svolgersi in tutti i settori: attività ludica, didattica, di educazione sanitaria, ecc,, Questa collaborazione deve essere diretta alla realizzazione di una buona igiene fisica e mentale del minore. Occorre inoltre mantenere i contatti con la scuola di provenienza.
- occorre conformare l'attività di assistenza a particolari esigenze di pulizia, di ordine, di igiene, di silenzio.
- occorre molta malleabilità nell'assegnazione del personale di assistenza educativa-scolastica in quanto questa assistenza è sempre secondaria alle esigenze di carattere sanitario, Ora queste esigenze possono spesso mutare, non solamente per ragioni interne di carattere amministrativo, ma anche perché è facile assistere alla scomparsa di un dato tipo di ammalati (vedi, ad es. poliomielitici) e all'aumento di ammalati di altro tipo (per es. paraplegici per incidenti stradali). Occorre pertanto che il personale abbia un'ampia preparazione professionale di base, la possibilità di continui aggiornamenti ed una disponibilità innata ad affrontare esperienze nuove.
- in ospedale abbiamo spesso a che fare con minori la cui malattia inciderà più o meno su tutta la vita futura come lavoratori e membri della società. Occorre pertanto un interessamento per l'orientamento scolastico-professionale.
Al IIIº Seminario Internazionale sull'Educazione Speciale (Bad Harzburg - Germania - 6-10/9/1966 io tenni una relazione dal titolo "Assistenza scolastica-educativa-. psicologica ai minori ospedelizzati". Questa relazione includeva un approccio di valutazione statistica dei minori ospedalizzati interessati in Italia al problema dell'assistenza scolastica-educativa-psicologica ed un mio progetto di legge relativo a questa assistenza. Questo progetto di legge illustra chiaramente la situazione in cui si trovava la scuola ospedaliera in quegli anni. "Scuola" nel senso tradizionale del termine, ancorchè dovesse essere considerata di tipo "speciale" tenuto conto delle molteplici situazioni "particolari" in cui essa di svolgeva.
Oggi, anche se la "scuola in ospedale", storica, è da considerarsi superata permane questo carattere di "specialità". Oggi questo carattere è quanto mai di attualità. Esso va analizzato, studiato in profondità, soprattutto in riferimento alla preparazione professionale di operatori "specializzati".
- "Corso di differenziazione didattica per insegnanti ospedalieri" - Provveditorato agli Studi - Bologna - 1955
- "Assistenza scolastica-educativa-psicologica ai minori ospedalizzati" - Relazione al IIIº Seminario Internazionale sulla Educazione Speciale - Bad Harzburg -1966 - A.C. Capelli - Riv. Infanzia Anormale - Fasc. 71 - 1966 - Roma.
- "Professionalità dell'insegnante-animatore in ospedale" Gruppo di lavoro sul tema: Bambini in ospedale - Il servizio educativo-scolastico" - c/o Ass. E. Medea/SIAME - Ist. di Psicologia - Via F, Sforza, 23 - 20122 Milano
"Proposta per il riconoscimento giuridico della scuola ospedaliera statale" - Circolo Didattico Statale - Genova / Quarto dei Mille - 1983